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Ho già parlato di acqua e pioggia, ma ci
sono cose che fino a poco fa non sapevo e che ho scoperto con
l’andar del brutto tempo. Per prima cosa “mai dare nulla per
scontato”...ma anche quando lo faccio, ci pensa la situazione a
darmi un colpetto sulla guancia e a farmi osservare cose che non
avrei mai notato.
Maldive: arcipelago dell’oceano Indiano un metro e qualcosa sopra il
livello del mare. Questo lo sanno tutti, ma cosa vuol dire
esattamente abitare su isole che sono poco più alte delle onde che
vanno su e giù sul bagnasciuga?
Per prima cosa vuol dire che quando piove, le fogne fanno presto a
riempirsi e a trasformare le strade in piscine pubbliche, specie se
c’è l’alta marea! Se diluviasse sono quando c’è la bassa marea
sarebbe meglio. Significa anche che l’acqua che si usa in bagno –
per fare la doccia o per lavare i panni – non va sempre giù subito e
bisogna aspettare con pazienza che lo scarico si liberi del tutto
prima di usare altra acqua. Vuole anche dire che quando scavano per
costruire un edificio, la zona scavata è per metà piena d’acqua,
creando una piscina naturale alla quale basta mescolare un certo
numero di sacchi di cemento e... voilà le fondamenta!
Ma c’è di piu: come sotterrare i defunti per esempio. Ci sono un
paio di cimiteri nella capitale, ma non sono visibili dalla strada
in quanto circondati da un muro che li protegge dagli occhi
indiscreti di chi passa di lì ma anche per rendere possibile quello
che segue: mi dicono infatti che per poter sotterrare i defunti, i
cimiteri sono rialzati e che invece di scavare in profondità, si
preferisce aggiungere terreno verso l’alto. Mi sembra una buona
idea.
Da maggio a settembre praticamente piove un po’ tutti i giorni. A
volte sono due gocce che quasi evaporano prima ancora di toccare
sabbia, a volte è misto tra un acquazzone e un uragano: acqua fitta
che arriva da tutte le parti, indiscriminatamente e non serve avere
l’ombrello. Raffiche di vento che vanno e vengono cambiano la
direzione della pioggia ogni tre secondi e ingrossano il mare.
Prendere il traghetto per andare a Vilingili normalmente è
un’esperienza tranquilla che dura 10 minuti... a volte si vedono
persino i delfini piroettarsi in aria a pochi metri di distanza. Ma
quando ci si mette di mezzo la pioggia e “l’uragano Malè” allora
quei minuti si trasformano in un’eternità e si aspetta con l’utero
in gola di arrivare alla terraferma. Sì, perchè il traghetto viene
sbalottato di qua e di là mentre scavalca onde alte due metri. Un
movimento che ti scaraventa da destra a sinistra e allo stesso
tempo, da prua a poppa. Le panche dentro il traghetto non sono
sempre ben fissate al pavimento e tenersi stretti non è affatto
garanzia di stabilità. Non è un’esperienza da suggerire a chi soffre
di mal di mare.
Anche i locali - dovrei dire, soprattutto i locali - sono presi da
momenti di panico. Le donne in particolare sono più fifone...o per
lo meno lo danno da vedere. E da sentire. Urla disperate ogni volta
che la barca si impenna e poi viene sbattuta giùnel vuoto fino a che
non tocca nuovamente il mare. Urla quando, invece di scavalcare
l’onda, è l’onda a scavalcare il traghetto e le porte chiuse non
servono a fermare l’acqua che entra a fiotti potenti attraverso ogni
possibile fessura, bagnando tutti, anche quelli seduti più indietro.
Alle urla seguono gli “sshhhh” dei navigatori i quali, in piedi
accanto alle porte anteriori, hanno il compito di guardare fuori e
dare istruzioni al capitano che da dietro direziona la barca. Non si
vede molto se piove forte, ma se è sera allora non si vede proprio
nulla, il nero assoluto, e l’atmosfera è ancora più terrificante.
Come facciano a sapere dove andare proprio non lo so.
A quel punto le urla diventano preghiere imploranti a Allah e volti
sofferenti all’idea di dover annegare. La maggior parte dei
maldiviani non sa nuotare. È così che mi trovo a tenere la mano
della signora seduta vicino e a rassicurarla che non c’è nulla da
aver paura, che la barca è sicura e che se il mare fosse veramente
pericoloso il capitano non l’avrebbe fatta salpare. Sono così
convincente che la signora mi sorride, speranzosa e, alla fine, ci
credo anche io.
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