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I MALDIVIANI DANNO I NUMERI CON GENEROSITA'  

NumerinoQuando i maldiviani danno i numeri......lo fanno con generosità, una generosità che non ho riscontrato in molti paesi in cui ho vissuto e lavorato. E con un sorriso di complicità che ti lascia senza parole, solo un’espressione impacciata stampata sul viso e dei sensi di colpa: come sdebitarsi?
Ogni mese devo andare a pagare le bollette della luce, acqua e telefono. Il gas no, perché viene un tipo a cambiare la bombola quando finisce e lo pago in contanti. Ogni mese faccio la fila nei vari uffici e pago i miei debiti. Ci vado di mattina, durante gli orari di ufficio perché se aspetto di finire di lavorare mi trovo una fila lunga 2 km. Uscire per fare commissioni di vario tipo non è un “peccato professionale”: andare a fare colazione alle 9 o andare a prendere il figlio da scuola... è normale amministrazione. Lo fanno tutti ed è consentito...basta non approfittarsene.
Pagare le bollette è un affare molto ben regolato alle Maldive: si prende il numero e si fa la fila. Chissà se è l’influenza del protettorato britannico che ha instillato questo ordine, sicuramente mi ricorda molto il sistema inglese. A Imola ci stiamo ancora provando... non so se la posta ha cambiato il sistema ma so che non è da molto che ha adottato la fila col numero...sempre che il macchinino funzioni e che uno riesca a decifrare quale pulsante deve spingere. Ma a Imola, sempre che non ci siano nuovi aggiornamenti, posti a sedere ce ne sono ben pochi. A Malè, in posta,  in banca, alla Malè Water & Sewage Company, alla Stelco e a Dhiraagu (l’Hera, Enel e Telecom maldiviane) ci sono abbastanza sedie per una sessantina di persone e a volte anche la televisione, così ti puoi guardare qualcosa mentre aspetti.
A volte arrivi e hai poche persone davanti a te. A volte una marea...troppe. Guardi il numero che ti ha dato il macchinino... “ 389”...alzi gli occhi e guardi che numero stanno servendo ...”301”...che fare? Rimanere o tornare un altro giorno? Il mio consiglio è di rimanere. Ne vale sempre la pena. È meglio sedersi e aspettare con pazienza perché ci sono grandi possibilità che la fortuna giri. Mi capita quasi sempre: mi siedo e sorrido a quelli vicino a me...un sorriso filosofico di chi ha deciso di accettare il proprio destino. Due o tre posti più in là c’è un tipo che sorride con più convinzione e che mi mostra il suo numero... “320”. Gli faccio cenno col capo come per dire “fortunato tu” e gli faccio vedere il mio numero. È così che allunga la mano con un’aria di segretezza e mi dà il suo numero....mentre nell’altra mano tiene il 307.
Titubante all’inizio (perché io?), decisa alla fine (inutile stare a discuterne), afferro il numero e lo nascondo come se stessi giocando a poker. Rimango lì un po’ riconoscente e un po’ colpevole ad aspettare che chiamino il mio numero. Quando arriva e mi alzo mi chiedo quante persone arrivate prima di me si osservino e si chiedano come ho fatto a saltare la fila. Quando esco, per cercare di recuperare punti e soffocare i sensi di colpa, porgo il 389 alla persona che è appena entrata e sta per premere il pulsante del macchinino. Mi guarda riconoscente come se avessi fatto chissà quale grande cosa.

  Aba Pifferi
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