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Ultimamente ho scoperto la radio locale. In verità ce ne sono due o
tre, ma a Villingilli riesco prenderne bene solo una: Capital Radio.
Radio capitale... nome abbastanza scontato visto che non ci sono
stazioni radio in altre isole a parte Malè.
Capital Radio offre una varietà di musica, notizie e programmi che
mi lascia abbastanza perplessa, tanto da continuare a sintonizzarmi
ogni pomeriggio al ritorno dal lavoro. Non c’è pubblicità...e già
questa è una gran cosa, ma allo stesso tempo gli ascoltatori sono
bombardati di jingles che promuovono la stazione radio, come se
questi potessero dimenticarsi cosa stanno ascoltando ogni due
minuti. Ci sono messaggi “sociali” (la versione maldiviana della
pubblicità-progresso) che suggeriscono agli autisti di rallentare la
velocità e ai ragazzi e alle ragazze di lavarsi i
denti...perché, non si sa mai, un giorno potrebbero avere
l’opportunità di baciare una bella ragazza il cui alito non puzza
(tradotto esattamente dall’inglese). Che i maldiviani si siano
aperti all’omosessualità femminile? L’altro annuncio che viene
ripetuto piuttosto frequentemente, è la possibilità di ascoltare le
notizie della BBC. La strategia funziona perché la ragione per la
quale ho continuato ad accendere la mia radiolina era per capire
esattamente quando avrebbero mandato in onda il
radiogiornale in inglese. Dopo qualche giorno ho scoperto che è
esattamente alle 7 di sera. Non avendo la tv mi piace l’idea di
ascoltare un po’ di inglese corretto (i DJ della radio fanno del
loro meglio ma ...stendiamo un velo pietoso). Il problema con il
notiziario delle 7 è che intorno a quell’ora c’è la chiamata per la
preghiera che interrompe qualsiasi cosa vada in onda. Quindi il più
delle volte riesco ad ascoltare i titoli e, se ho fortuna, il primo
servizio poi.... tutti in moschea!
La chiamata per la preghiera mi piace proprio. È una melodia dolce
che ti prende. Non c’è musica, ma solo la voce dell’imam che la
canta secondo una versione particolare. Ci sono diverse
versioni...infatti, ogni volta che sento una chiamata per la
preghiera, mi ritrovo a fare una specie di classifica di quale
preferisco, come se fosse una versione musulmana del festival di
Sanremo. Le due moschee di Villingilli hanno chiamate MOLTO diverse
tra loro, a loro volta diverse da quella che danno per radio e MAI
cantate in sincronia. Di solito la radio è la prima ad incominciare,
poi segue quella della moschea più lontana - una decina di secondi
dopo – poi quella della moschea più vicina. Dal mio appartamento le
sento tutte e tre, alla quale spesso si aggiunge quella della tv dei
vicini creando una staffetta musicale, una specie di “Fra Martino
campanaro” a turni... ma venuto male.
Mi chiedo come gli Imam facciano a cantare la melodia senza essere
disturbati da quella della moschea vicina. Che usino i tappi per le
orecchie?
Dopo la chiamata continuano i normali programmi radiofonici: musica
indiana, maldiviana e occidentale, dediche e richieste, le news in
dhivehi (che non vengono MAI interrotte...) e discussioni di vario
tipo che comunque non capisco perché sono in lingua locale.
Un paio di volte sono rimasta sbigottita dalla scelta di canzoni
mandate in onda perché non proprio adatte al contesto in cui mi
trovo. Immaginatevi la chiamata per la preghiera seguita da una di
queste canzoni: “Hare Chrishna, Hare Chrishna, Chrishna Chrishna,
Hare Hare”, “Red red wine” (vino rosso) degli UB40, “Dreaming
Californication” (sognando la Cali-fornicazione) e per finire “That’s
the way – ah ha, ah ha – I like it – ah ha, ah ha!”
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