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Il
menu maldiviano consiste principalmente di pesce. Qui si mangia
pesce a colazione, pranzo e cena. Non sto esagerando. Prima di
andare al lavoro la maggior parte della gente si beve un tè o un
caffè (istantaneo) poi va dritto a timbrare il cartellino. Una volta
fatto ciò si può andare a fare colazione o a portare i figli a
scuola o a fare quelle spese che non si è riusciti a fare il giorno
prima. C’era un servizio di “Striscia la notizia” tempo fa che
faceva vedere qualcosa di molto simile e riguardava un ente pubblico
italiano.
Comunque, la colazione qui offre poche variazioni: “mas soumi”,
ovvero pesce tritato e mescolato a peperoncino e alcune erbe
misteriose, servito con roshi che è a metàtra una crepe e una
piadina, o diversi tipi di “hedika”, chiamati anche short eats (parola
che non esiste in inglese ma usata molto in Asia) che non sono altro
che gli stessi ingredienti ma preparati in modo diverso – fritti o
al forno – o di diversa forma – a mezza luna, ripieni, a sfera,
tondi e piatti, lunghi e cilindrici, eccetera. Alla fine però
praticamente tutti contengono farina, uova, cocco, spezie,
peperoncino e, ovviamente pesce. Di solito tonno. Il
pesce è dappertutto anche se il menu non lo specifica. Impossibile
essere completamente vegetariani nelle Maldive; d’altra parte, il
pesce è fresco (lo si vede arrivare con i pescherecci la mattina),
contribuisce all’economia
del
paese, ed è veramente buono. Non solo. La maggior parte
del
pesce è pescato con la lenza e l’amo, non con le reti. È vietato
usare le reti nelle Maldive, per lo meno fino ad una certa distanza.
Credo che alcuni pescherecci usino le reti ma lo fanno in pieno
oceano indiano.
Il pranzo è spesso un misto di riso in bianco al quale vengono
aggiunti altri piatti, tutti contenenti pesce: pesce al curry,
lenticchie con pesce, brodo di pesce, concentrato di pesce. Roba
squisita anche se spesso molto piccante. Idem con patate (al pesce)
per la cena, che si fa tardi, verso le nove o anche dopo. Ma i
maldiviani vanno a letto tardi e dormono poco.
Il pesce è ovviamente una risorsa per questo paese ed è molto
importante in quanto l’unica garanzia che la natura offre. Non sono
molte le isole in cui è possibile coltivare frutta o verdura e la
raccolta dipende molto dalla ricchezza
del
suolo, dal suo contenuto salino, dalle piogge ma anche dal clima.
Non si può vivere solo di banane, mango e noci di cocco, o forse sì,
ma dopo un pò stancano. La maggior parte
del
cibo (e non solo) viene importato dai paesi vicini. Il trasporto
incide molto sul prezzo al consumo e se la merce finisce nelle isole
piu’ lontane molto spesso i prezzi diventano proibitivi. Faccio un
esempio: ho comprato due etti di uva l’altro giorno e l’ho pagata 80
rufie, l’equivalente di 16 noci di cocco o 8 colazioni di mas soumi
o 5 corse in taxi. Allo stesso tempo ci sono cose che dovrebbero
costare molto ma che non sono poi così care. Parlo del grana: un kg
di grana (originale italiano, NON una copia) 300 rufie, circa 17
euro. Ci sono cose a cui non si può fare a meno e io posso fare a
meno di 300 rufie!
Nella lingua maldiviana (chiamata Dhivehi) non esiste la parola
carne, solo la parola pesce. Quindi, se si vuole dire pollo, si dice
“pesce-pollo”, per manzo “pesce-mucca” e così via. Per quelli come
me (vegetariani a meta’) che devono chiedere se un particolare
piatto contiene carne, non resta altra scelta che fare una sfilza di
domande menzionando tutti i tipi di pesce-carne che si voglio
evitare. Fortunatamente la lista non è poi così lunga: solo pollo,
manzo e capra. Il maiale qui non è permesso.
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