|
Non
c’è niente di più simpatico che vedere un gruppo di giovani
maldiviani seduti intorno ad un tavolo di un ristorante all’aperto
conversare allegramente mentre bevono birra.
Sigaretta in mano, musica “ganza” che proviene da uno dei loro
telefonini (spesso Bob Marley) e diverse lattine di birra sul
tavolo. Anche se non è esattamente birra. L’alcol non è permesso
alle Maldive (solo all’hotel dell’aeroporto e sulle isole
turistiche). Si tratta di birra analcolica, ovvero di una bevanda al
malto, come è descritta sulla lattina. Il nome è quello di una birra
famosa e anche il look è lo stesso, ma nessuna traccia dei 4 o 5
gradi di alcol che caratterizzano la vera birra. I poster in giro
per la città la pubblicizzano come una bevanda per giovani “in”,
alla moda, “cool”, come una bevanda capace di rendere più
interessante la vita sociale di chi la beve. Se lo dice la
pubblicità.....
Anche nei negozi è possibile trovare bottiglie di bevande che
sembrano alcoliche ma che non lo sono: spumante che invece è gazzosa
alla fragola, bottiglie sullo stile dei mix-Bacardi che non sono
altro che limonata e altre bottiglie che si direbbe contengano birra
ma che invece sono piene di acqua gasata alla mela. Alle Maldive
quindi, è possibile essere “ganzi” anche senza bere alcol. Magari
finiscono con i denti cariati e il diabete, ma almeno non rischiano
di farsi venire la cirrosi.
Gli stranieri che volessero pasteggiare con un bicchiere di vino, o
farsi un bicchierino prima di tornare a casa, o chi avesse bisogno
di bere per dimenticare le sventure della giornata è obbligato ad
attraversare il canale che divide Malè dall’aeroporto e dirigersi
all’hotel. Lì, per la modica cifra di $6 ti servono un bicchiere di
vino, per $5 una birra e per $4 una vodka tonic. Modica per i
turisti ovviamente!
Ai volontari Vso è consegnato un permesso per acquistare alcol e
portarlo a casa, ma è limitato a un certo numero di lattine di birra
e poche bottiglie di vino al mese. Difficilmente la razione dura più
di un paio di settimane (quasi tutti i volontari sono di estrazione
anglosassone e la loro vita sociale è basata principalmente
sull’alcol) e una visitina all’hotel dell’aeroporto è di norma. Una
birra tira l’altra, poi un’altra, poi un altro paio di bottiglie,
poi ancora una prima di tornare a casa, poi questa te la offro io,
poi no-no adesso basta vabbè ancora una... ecco la versione
occidentale di una serata “ganza” tra amici.
Non sono mai riuscita a capire dove stia il fascino dell’ubriacarsi
(anche gli 11 anni vissuti in Inghilterra non mi hanno illuminato),
ma è successo anche a me recentemente di aver bisogno di bere per
dimenticare – ma a me basta una singola vodka e tonic. Dimenticare
una settimana difficile, passata a “fare la boxe al buio” come dice
la mia collega inglese. E anche lei ne sa qualcosa. Che le decisioni
siano prese all’ultimo minuto alle Maldive ormai è cosa nota e anche
noi stranieri abbiamo imparato ad accettarla come ordinaria
amministrazione. Se e quando il corso inizia lo si impara solo un
paio di giorni prima, se l’isola turistica ha una camera libera lo
impari con un preavviso di 24 ore e la conferma dell’idrovolante
viene data alle 9.30 della sera prima.
Fare la boxe al buio ha una marcia in più:significa essere
richiesti (alle 4 di pomeriggio) per una presentazione per presidi
di scuole elementari con suggerimenti per la gestione scolastica da
tenersi alle 9 della mattina seguente o di dare una
dimostrazione su come insegnare l’inglese entro mezz’ora (!) o di
stilare una proposta con tanto di budget per un progetto che riesca
ad attirare fondi dell’Unesco... ma che deve essere inviata entro 24
ore. Si può dire di no o accettare e prenderla come una sfida contro
il tempo: come tirare pugni al buio, appunto, sperando di colpire
qualcosa.
|