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Già
quando alla radio locale hanno trasmesso la notizia che il Giappone
aveva messo l’embargo sulla mozzarella di bufala italiana a causa di
una certa roba losca che ci avevano trovato dentro mi era venuta una
mezza idea di inventarmi un’altra nazionalità quando qualcuno mi
avrebbe chiesto da dove vengo. Adesso poi che ho visto i risultati
delle elezioni la tentazione è sempre più forte. Ma quale
nazionalità scegliere? L’unica digeribile e che non contraddirebbe i
miei tratti somatici è quella spagnola. Peccato che non habli
una mezza parola di espagnol!
Dall’estero è molto più facile accettare le scelte di milioni di
italiani che, politicamente, non la pensano come me. D’altra parte è
una delle ragioni per le quali sono andata via dall’Italia tanti
anni fa. Al contrario di Guccini che “al mondo è andato, dal mondo è
tornato sempre vinto”, io ogni volta che sono tornata in Italia, che
fosse per 6 mesi, un anno o cinque, mi sono accorta che si sta
meglio altrove. Emigrare è un esercizio che consiglio, specialmente
a coloro che non vogliono rischiare di ritrovarsi con un’ulcera nei
prossimi 5 anni. E visto che di gente di sinistra ne è rimasta ben
poca non credo che la Spagna ne ne accorgerebbe nemmeno se andassero
tutti là. Senza contare che a Zapatero serve un sostegno in più.
Forse l’emigrazione dovrebbe cambiare i criteri: scegliere il paese
che politicamente ti rappresenta, o almeno ci va vicino. In fondo
emigrare è un misto tra lo scappare da qualcosa e il correre
incontro a qualcos’altro. Non sempre si arriva a destinazione ma,
ripeto, è più semplice quando il paese non è il tuo.
È più facile quando il conflitto d’interessi è un problema del
governo maldiviano. In verità non è affatto un problema visto che
non esiste legge che lo vieti e comunque non è nemmeno un segreto di
stato. Il ministro alle finanze qui è uno degli uomini più ricchi
del paese e proprietario di diverse società, la maggior parte di
queste portano il nome Villa (Gas Villa, Agenzie Viaggi Villa,
Hotels Villa, Pescherie Villa, Trasporti Villa, Spedizioni Villa,
etc.). Ma è anche un uomo che ha la reputazione di essere molto
generoso: ha pagato le spese a diverse persone che necessitavano di
cure mediche che non potevano permettersi, anche pagando loro il
viaggio se dovevano andare all’estero. Persone comuni, la maggior
parte provenienti dal suo atollo Alif Dahaal. Mi dicono che ha
istituito una fondazione (Villa!) che ha appunto lo scopo di
elargire fondi a chi ha emergenze mediche al di sopra del proprio
portafogli.
Emigrare non offre la garanzia di riuscire trovare punti di
riferimento. Mi sono sì lasciata indietro l’ulcera ma cerco ancora
persone a me simili. All’inizio pensavo che lavorare nella
cooperazione internazionale allo sviluppo mi avrebbe inserito in un
gruppo di gente che condivide gli stessi valori di , appunto,
cooperazione, solidarietà, altruismo. Mi sbagliavo. La maggior parte
di loro ha fini molto più egoistici e atteggiamenti e discorsi da
far rizzare i capelli.
Sentire altri volontari lamentarsi del fatto che “in Inghilterra
ormai c’è praticamente un’invasione di polacchi”, o il capo della
croce rossa dire che “la guerra di Bush in Afghanistan era più che
giustificata” non scalda certo il cuore. Senza dimenticare gli
anglosassoni che pretendono che tutto funzioni come a casa loro e
che arrivano qui (o ovunque) con un atteggiamento imperialista. Gli
espatriati, in effetti, sono una razza tutta loro; si dice che chi
sceglie di fare questo lavoro appartiene a una delle 3 categorie M:
missionario, mercenario o misfit, ovvero uno che non “si incastra a
pennello” a casa sua. L’ultima M, senza dubbio, è il caso mio.
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