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Ero
già stata all’atollo chiamato
Baa lo scorso settembre e anche in quell’occasione avevo avuto
difficoltà nel tornare a Malè. Questa volta, però, non ero ad
Eydhafushi e nessuna lancia è venuta a prenderci per riportarci a
casa. È stato un po’ come essere presi in ostaggio da un’isola.
Il corso d’aggiornamento per insegnanti di scuole superiori iniziava
il giovedì sera e noi (un mio collega maldiviano ed io) dovevamo
partire da Malè con il traghetto delle due, l’unico trasporto
settimanale via mare per l’isola di Thulaadhoo. Eccetto che, a
mezzogiorno, la compagnia di trasporto maldiviana (Mtcc) ci ha
informati che i nostri posti non erano confermati e che quindi non
saremmo potuti salire sul traghetto. Dopo una mezz’oretta di panico
in cui decidere se cancellare il corso o se era possibile trovare
un’alternativa di trasporto, ci è giunta voce che altri formatori
sarebbero andati a nord con una lancia e che avrebbero volentieri
fatto una deviazione a ovest per noi. Una generosità di cui si sono
presto pentiti visto che arrivare a Thulaadhoo si è rivelato più
difficile di quanto si pensasse. L’isola è circondata da una
barriera corallina che nei 3 dei quattro punti cardinali – sud,
ovest e nord – dove la superficie rende l’attracco possibile solo a
quelle barche capaci di fare il salto agli ostacoli, mentre a est la
laguna è profonda solo uno o due metri...ideale per fare snorkelling
ma non per trovare la strada verso il molo. Dopo tre quarti d’ora di
tentativi d’attracco nel labirinto corallino siamo finalmente
riusciti a mettere piede sull’isola. Per il ritorno a Malè nessun
problema, ci assicura il preside della scuola, in quanto i posti sul
traghetto del sabato sono stati confermati. Ma alle Maldive “nessun
problema” significa “preparati ad avere un piano B” perchè è molto
possibile che di problemi ce ne siano...eccome! E come volevasi
dimostrare... i nostri posti sono stati dati ad altre due persone
che, facenti parte dello staff della scuola, sono state scambiate
per coloro che avevano diritto di viaggio. Nel processo di
prenotazione, infatti, non vengono dati i nomi dei passeggeri, ma
solo il numero dei biglietti richiesti e il nome del richiedente.
Nel nostro caso, due biglietti, scuola di Thulaadhoo. Una volta
saliti gli altri due, non c’erano posti liberi per noi e, non
volendo risolvere il problema in scazzottate, abbiamo deciso di fare
bye bye con la manina al traghetto e con filosofia riportare le
nostre valigie in camera.
Che fare? Il traghetto successivo sarebbe partito la settimana dopo
e la lancia che tornava dal nord con gli altri formatori era già in
viaggio verso Malè e non avrebbe potuto rinnovare lo slancio di
generosità per venirci a prendere. Le uniche due alternative erano
gli idrovolanti che portano i turisti alle isole vicine e i
pescherecci da condividere coi tonni appena pescati. Organizzare una
lancia da Malè solo per noi sarebbe stato troppo costoso.
La parte frustrante non è tanto l’aspettare di trovare un mezzo di
trasporto disponibile, ma il capire cosa sia stato fatto,
organizzato, prenotato. In questi casi non si può prendere su il
telefono e sbrigarsela da soli, ma si deve aderire al protocollo
culturale che stabilisce che sia l’isola ospitante ad organizzare
l’uscita. Quale mezzo sia preso in considerazione e quando sia la
partenza sono dettagli che vengono impartiti solo a discrezione
dell’oste. E visto che alle Maldive la conferma dei posti prenotati
viene data solo la sera prima, non è strano che si imparino i
dettagli di viaggio all’ultimo minuto.
Sabato sera, verso le dieci, ci viene detto che saremmo partiti con
l’idrovolante delle nove della mattina dopo. Nessun problema, ci
assicura il preside, i posti sono stati confermati. Oh no!!!
(fine prima parte)
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