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E' PIENO DI PETTEGOLI  

elicaNon sia mai detto che la gente si faccia gli affari suoi. Non esiste proprio. Come nella maggior parte dei paesi asiatici i maldiviani si sentono in dovere di farti il terzo grado sulla tua situazione personale. “Dov’è tuo marito?” è normalmente la prima domanda che mi fanno. Che io possa essere zitella non lo considerano proprio e non sarebbe un’informazione facilmente digeribile, quindi di solito rifilo la storia che sono divorziata. Qui tutti sono divorziati almeno una volta quindi la mia risposta è culturalmente accettabile. “Hai figli?” è la domanda numero 2 nella hit parade della classifica “facciamoci gli affari degli altri”. Alla mia risposta negativa ogni inquisitore si ricollega direttamente alla prima esortandomi di trovare, dunque, un marito e fare qualche figlio. Il messaggio di base, anche se nessuno lo dice apertamente (ma lo si legge negli occhi) è che, fare figli fa parte del mio ruolo sul pianeta. Io che pensavo fosse insegnare lingue straniere... Le altre due domande che seguono sono piene di pena e compassione: “Vivi da sola?!! Ti prepari da mangiare da sola?!!!” Quasi come se fossero una punizione. I maldiviani non concepiscono il motto “meglio soli che male accompagnati” e credo che non sarebbero rassicurati dal fatto che, nella mia vita precedente, ero una cuoca diplomata all’istituto alberghiero di Riolo Terme.

Qualcuno ha paragonato il vivere alle Maldive come essere dentro ad un acquario: non importa quello che fai e dove vai...c’è sempre qualcuno che ti vede. Una specie di Grande Fratello senza telecamere ma comunque con qualcuno che sa – e trasmette molto velocemente ad altri – dove sei stata, con chi e cosa hai fatto. A volte però le informazioni sono un po’ distorte dal grande talento dei maldiviani di saltare a conclusioni. Come quando le mie colleghe maldiviane mi hanno informato di avere visto me e la mia amica scozzese in giro per Malè con due uomini, commento seguito da un’espressione equivalente ad una strizzatina d’occhio e una gomitata di complicità. Veramente eravamo solo io e la mia amica ma le colleghe devono averci viste nel momento in cui due turisti si sono messi a camminare, per caso, proprio dietro di noi.

Farsi storie clandestine (ovvero senza il sigillo del matrimonio) non è quindi cosa consigliata. Prima o poi ti scoprono e tutti ne parlano. E il gossip è meglio che qualsiasi argomento di conversazione da queste parti ed è sicuramente il passatempo preferito di chi non ha molto da fare (o se lo ha non ha voglia di farlo). I tradimenti – che comunque vanno molto di moda – sono a conoscenza di tutti ad eccezione di una persona, o forse anche il tradito (o la tradita...l’adulterio non è un’esclusiva degli uomini) lo sa, ma preferisce non darci troppo peso.

E se anche uno decide di farsi una storia... dove va? Dove trovare un po’ di privacy? Non ci sono posti per nascondersi nei 2 km quadrati di Malè e la gente abita in case e appartamenti straripanti di altri famigliari. Anche i cantieri sono pieni di immigrati che dormono in loco e quindi  senza angoli vuoti e bui in cui potersi abbracciare. Alcuni provano Villingili, l’isola a 5 minuti da Malè, sperando di trovare più privacy e meno ficcanaso. Ma per farlo bisogna prendere il traghetto e...di per sè questo può essere un rischio. Come l’insegnante del mio corso d’aggiornamento del mese scorso, che mentre attraversava il canale tra la capitale e Villingili con “un amico”, è stata vista da un’altra insegnante del corso, riconosciuta dall’autista del traghetto e salutata dalla sottoscritta. Presa dal panico di essere stata colta in flagrante mi ha fatto promettere di non dire a nessuno di averla vista... perché non si sa mai che il marito lo venisse a sapere. Non so nemmeno chi sia il marito.

  Aba Pifferi
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