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VILLINGILI, L'ISOLA DEGLI IGNOTI

villingiliMaldive. Villingili, l’isola dei ben poco famosi...anzi...famosi proprio per niente!
Per questo molto più affascinante che qualsiasi reality show. Televillingili...è così che chiamo la mia passeggiata serale intorno all’isoletta in cui risiedo. Dopo 7 ore in un ufficio dalla cui finestra si vedono solo altri edifici, l’idea di rimanere chiusa in casa ad osservare o farmi osservare dai vicini (perchè la finestra dell’appartamento dà sul balcone di quello di fronte...) non mi garba particolarmente. Preferisco uscire e farmi un giretto. E ogni giorno l’isola offre un episodio diverso, a volte molto avvincente, altre un po’ più noioso, ma comunque sempre meglio che guardare la tv. Anche su “Televillingili” ci sono prove di coraggio, di resistenza, ci sono nominations e eliminati, ci sono i confessionali... manca solo il vincitore finale. O forse vincerà automaticamente colui/colei che riesce a stare a galla più a lungo quando le Maldive saranno sommerse dall’acqua (a causa dell’effetto serra che alza il livello del mare).
Giro l’isola in senso orario.
A sud, di fianco ai piloni della telefonia mobile e alla collina artificiale di sabbia corallina – sulla quale salgono intrepidi i maldiviani eccitati dalla possibilità di ritrovarsi più in alto che a due metri dal livello del mare - ecco una delle tante spiaggie trascurate. Barattoli e bottiglie di ogni tipo sulla sabbia, sacchetti di plastica e cose indecifrabili trasportati sul bagnasciuga. A volte anche la carcassa di un gatto morto, ancora intatta, che con eleganza va e viene a tempo di onde, quasi fosse un walzer, ma senza mai approdare a riva. Sulla spiaggia bambini che giocano a sport che non conosco, coppie che camminano tenendosi per mano, corvi che perlustrano minuziosamente le prelibatezze dei rifiuti. Continuando il giro la spiaggia si interrompe e viene rimpiazzata da una zona alberata, sotto la quale  molti scelgono di sedersi per stare al fresco, grazie a sedie/altalene appese ai rami più grossi...qui le chiamano joli.
Qui siede sempre una signora anziana...o per lo meno dà l’impressione di essere anziana - pochi denti, sguardo assente - ma forse è più giovane di quanto non sembri. Tutti i giorni è lì che si gode il venticello fresco e aspetta che passi per farmi festa: un sorriso impacciato come se si fosse dimenticata come si fa e un ciao con la mano, seguito da un pugno chiuso e il pollice alzato al cielo per dirmi che tutto è ok. Continuo a camminare e mi vengono incontro odori diversi, prima quello dei fiori bianchi della vegetazione, poi quello della discarica dei rifiuti a pochi metri di distanza, poi l’odore del pesce essiccato misto a quello del pepe e, invariabilmente, quando si passa di lì ci si mette a snarnutire. Più avanti il molo dei pescherecci, alcuni piccoli piccoli, capaci di tenere al massimo tre persone, altri da sembrare pronti a sostituire l’arca di Noè. Solitamente, su queste barche non vedo mai pesci, probabilmente perchè scaricati al mercato di Malè prima di parcheggiare a Villingili. L’unica che porta pesci qui è quella che fornisce l’essiccatoio. Sulle altre uomini che giocano a carte, che dormono, che fanno il bucato, che si lavano pubblicamente, insaponandosi e risciacquandosi il corpo muscoloso e color cioccolata offrendo un chè di erotico alla trasmissione. Spesso mi fermo e dietro lo scuro degli occhiali da sole fingo di mandare un paio di sms per poter guardare più a lungo. Alla fine del giro mi fermo lungo il molo dei traghetti che portano a Malè. Da lì guardo la luce del tramonto che fa da riflettore rosa-arancione alla capitale, chiamata anche la Manhattan dell’Oceano Indiano. Non sono l’unica a fermarmi lì. Molti vengono per pescare, altri per fare due chiacchiere tra amici, alcuni per mostrare ai figli i pesci colorati del mare, altri...chissà. Molti sono i curiosi, quelli che passano di lì e attaccano bottone sperando che sia “disponibile a nuove amicizie” (gomitata occhiolino) o come minimo a dare loro la formula magica per parlare bene l’inglese (Studiare? Ma siamo matti?).
Sono per lo più maldiviani e ... diciamo che vengono eliminati prima ancora di andare in nomination. Gli stranieri dei paesi limitrofi - indiani, cingalesi e bengalesi - invece mi vedono più come un maschietto e si fermano per chiacchierare del più e del meno. Sarti, pescatori, assistenti dei traghetti, manovali e colf si siedono con me e mi fanno compagnia, raccontandomi del loro paese, delle loro famiglie, ma il più delle volte dei loro problemi di lavoro. Chi si fa male, chi non viene pagato per mesi, chi aspetta da mesi che gli rinnovino il permesso di lavoro, chi si ritrova disoccupato perchè malato per una settimana e rimpiazzato immediatamente, chi viene trasferito su un’altra isola, chi ha capito che alle Maldive non si riesce ad avere una vita decente e decide di tornarsene a casa o riprovare altrove.
Qualcuno viene eliminato, un altro abbandona volontariamente, altri stringono i denti e continuano a mettersi alla prova.
A volte alla trasmissione si aggiunge la partecipazione straordinaria di una razza, di una tartaruga che ha bisogno di una boccata d’aria, a volte dei delfini che per qualche motivo misterioso passano spesso da queste parti. E poi quando fa buio, quando meno te l’aspetti, una stella cadente. Il canto dell’imam mi ricorda che è ora di tornare a casa. Spengo la tv e mi avvio a casa, dove mi aspetta un buon libro o un dvd. Ma dentro di me non vedo l’ora che sia domani, per vedere cosa succede nel prossimo episodio del mio reality show.

  Aba Pifferi
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