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Quando
non riesci a trovare pensieri positivi e memorie felici significa
che è arrivato il momento di andarsene, di cambiare. Non ho mai
creduto nell’eroismo della sofferenza. Se qualcosa non ti piace piu’...allora
basta, vai ad abitare da un’altra parte ...il mondo è grande.
Fortuna vuole che questo stato d’animo coincida con la fine del mio
contratto. O forse la fortuna non c’entra ed è solo la conseguenza
del normale “fare il punto della situazione”.
Dopo due anni di sforzi posso tranquillamente dire di non avere
assolutamente contribuito a nulla: le colleghe formatrici che
dovevano imparare il mio lavoro e assicurare la sostenibilità del
progetto continuano a passare il tempo escogitando modi per evitare
di fare quello per cui sono pagate, molti degli insegnanti che hanno
frequentato i nostri corsi di formazione sono stati promossi a ruoli
che non coinvolgono l’insegnamento o a classi che non richiedono la
lingua inglese, e i libri che ho comprato con i fondi VSO rimangono
sullo scaffale e non sono condivisi con coloro che potrebbero
trovarli utili. Per di piu’ il nuovo governo ha ridisegnato le
diverse istituzioni governative (per massimizzare l’efficacia e
l’efficienza) e dall’inizio dell’anno il mio reparto è stato ceduto
al Centro per la Continuazione dell’Istruzione. D’ora in poi sarà
quest’ultimo ad occuparsi della formazione degli insegnanti. Il 2009
è quindi incominciato scoprendo che la mia scrivania è ora di un
altro e che per il mese che mi rimane devo dividere un ufficio con
la segretaria che ama tenere la radio a tutto volume, il
condizionatore a 16 gradi e la luce spenta.
Le promesse di un rinnovo del contratto, fattemi prima delle vacanze
scolastiche, sono svanite nel nulla. Una tipa inglese che sta per
sposare un maldiviano influente ha fatto domanda per avere il mio
posto e nel giro di un paio di giorni la candidata è atterrata a
Malè, fatto il colloquio e firmato il contratto. Sono stata
informata ufficiosamente da un insegnante che abita su un’isola del
nord e che ha fonti attendibili. Lo stesso insegnante mi aveva detto
mesi fa che il ministero dell’istruzione stava facendo colloqui per
rimpiazzare la mia “capa”. Ovviamente tutti ne erano al corrente
eccetto la mia “capa”, che ha avuto la notizia da me. La mancanza di
trasparenza, dunque non è nulla di personale: ieri la mia capa, oggi
me, domani qualcun altro.
Cosa resterà del ricordo di Aba? Poco e nulla. E quel poco
probabilmente sarà nelle menti degli insegnanti indiani e cingalesi,
gli unici con la passione per il mestiere, seppur con metodi poco
efficienti. I maldiviani ricorderanno Aba come quella che se la
faceva coi bengalesi, ovvero con la sottospecie asiatica. Tra le
chiacchierate e i regalini a Mr Friendly, i pranzi e i soldini per
aiutare Sumon, i tramonti passati in compagnia di pescatori e
manovali di Vilingili e, ultimamente, l’accoglienza offerta ad un
giovane che da tempo cercava di scappare da una famiglia che lo
trattava come uno schiavo (e qui ne avrei di cose da raccontare, ma
non si può), beh... tra tutti questi comportamenti poco
raccomandabili, la mia reputazione è andata a farsi benedire. Vicini
di casa, colleghi di lavoro e persino gli ufficiali
dell’immigrazione e del ministero del lavoro negli ultimi 3 mesi
hanno colto ogni opportunità per schernire “i miei assistiti” e
speculare sulla vera relazione tra me e loro (gomitata, occhiolino).
Non lo hanno mai fatto davanti a me, ma...come dicevo sopra, le cose
alle Maldive non le vieni mai a sapere direttamente. Infatti, le
informazioni dirette qui sono inattendibili, perchè la cultura non
vede la franchezza di buon occhio.
Va beh, io ci ho provato. Avrò avuto scarso successo ma ho imparato
tanto, perchè si impara molto (e soprattutto) anche dai cattivi
esempi. L’unica frustrazione è non avere la risposta ad una domanda
che da tempo mi gira per la testa. Chissà... forse, chiedendolo a
voi, riesco ad avere informazioni attendibili:
Cosa diavolo ne fanno del sale che rimane dalla desalinizzazione
dell’acqua?
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