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LA VACANZA DELLE ORECCHIE  

condominio

L’Isola di Vilingili è il punto più alto delle Maldive: 2 metri sopra il livello del mare. È anche l’isola dove abito, ma non credo di correre il rischio di soffrire di mal d’altitudine. La differenza la si nota quando si sale e si scende dal traghetto che porta da Vilingili a Malè: la scala che usano nella capitale è più alta e quando la marea è bassa non serve la scala per scendere a Vilingili.

Io abito in un condominio chiamato “la colonia degli insegnanti”, un edificio statale i cui appartamenti sono assegnati ai maestri della scuola che gli sta di fronte, ma anche a dipendenti che lavorano nel settore dell’istruzione. Ci sono 5 piani e circa 15 appartamenti su ciascuno; alcuni (io, per esempio) hanno una camera da letto, bagno e una stanza che comprende la cucina e il soggiorno, altri hanno due o tre camere da letto. Noi occidentali siamo gli unici ad abitare da soli, tutti gli altri sono famiglie intere o studenti adolescenti che abitano con amici di parenti.

Nonostante il cospicuo numero di persone che abita in questo condominio l’inquinamento acustico è piuttosto basso. Si sentono persone che parlano, neonati che piangono, bambini che giocano e la voce dell’uomo che canta la chiamata alla preghiera in una moschea a pochi metri da qua. Si sentono telefoni suonare, porte che sbattono, le musiche dei film indiani che molti amano guardare, pentole che scarabattolano nel processo culinario, studenti che usano la ringhiera come una batteria mentre rientrano in casa, bambini piccoli che camminano su e giù con quelle scarpe con lucine che fanno un suono antipatico ad ogni passo e persino il canto di un uccello tropicale di cui non ricordo il nome.

Quello che non si sente sono le urla degli adulti: nessuna mamma che urla al figlio o figlia di fare i compiti, nessuna coppia che litiga ad alta voce, nessun coniuge che insulta l’altro a tale volume da trasformare la loro vita privata la versione acustica del Grande Fratello.

Ho letto articoli sul problema della violenza domestica nelle Maldive e il ministero delle pari opportunità organizza vari modo per combatterla, ma devo essere onesta, faccio fatica a vedere come questa società possa diventare violenta tutto ad un tratto. Mi spiego: per prima cosa, in tre mesi di residenza qui, non ho mai sentito un litigio. Già questo è un fatto. La seconda cosa è il sistema disciplinare scolastico: non esiste. Ovvero è basato su strategie che non hanno nulla di autoritario, spesso con la conseguenza che gli studenti fanno quello che pare a loro. Non c’è punizione alcuna (e non parlo di legnate), solo un invito a ritornare alla calma e attenzione. Spesso con una voce fioca e poco convincente. La terza cosa è che la cultura maldiviana non ama i confronti e non invita a esprimere il proprio pensiero. Preferiscono farlo alle spalle ma mai confrontare qualcuno per dire cosa non va. Spesso lo si viene a sapere tramite terzi. Per finire è che qui non c’è alcol e quindi non ci sono quelle situazioni di perdita di controllo che può causare l’abuso di alcool.
Non metto in dubbio che situazioni di violenza domestica esistano, ma mi lascia perplessa come questo possa avvenire considerando i vari fattori. Forse accade molto di più nelle isole fuori dalla capitale, o forse ci sono altri segnali che ancora non ho imparato a captare.
Nel frattempo mi godo l’incapacità degli adulti maldiviani di alzare la voce: una vera vacanza per le mie orecchie!!

  Aba Pifferi
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